Nella notte tra il 12 e il 13 aprile 2026, L’Assemblea Nazionale francese ha votato all’unanimità una legge quadro che mira a semplificare e accelerare il ritorno delle opere d’arte e dei reperti saccheggiati dalla Francia in epoca coloniale.
Qualcuno ha ricordato nell’occasione una lettera scritta da Victor Hugo a proposito del saccheggio e della distruzione avvenuta ad opera delle truppe anglo-francesi nel 1860 dell’Antico Palazzo d’Estate (Yuanmingyuan) a Pechino dove il grande scrittore fra l’altro afferma: Spero che verrà un giorno in cui la Francia, liberata e purificata, restituirà questo bottino alla Cina depredata.

La distruzione dello Yuanmingyuan fu ordinata nell’ottobre del 1860 da Lord Elgin, ambasciatore straordinario britannico in Cina e condivisa con il il generale Montauban, comandante francese, in rappresaglia per l’uccisione di prigionieri britannici e francesi avvenuta durante la seconda guerra dell’oppio fra l’impero cinese e le potenze occidentali.
L’Antico Palazzo d’Estate, noto anche come Giardino della Perfetta Luminosità, era in realtà composto da diversi palazzi, uno più magnifico dell’altro. La sua costruzione, iniziata nel 1709 durante il regno dell’imperatore Kangxi (康熙), aveva richiesto diversi decenni. Con una superficie di 350 ettari, oltre otto volte quella della Città Proibita, Yuanmingyuan ospitava quasi mille edifici; era quindi una vera piccola città con laboratori di seta, teatri, scuole e mercati, dove l’Imperatore risiedeva quando non era impegnato nella Città Proibita.
“Lettre au capitaine Butler” è una lettera pubblica scritta il 25 novembre 1861 dallo scrittore francese Victor Hugo mentre si trovava in esilio a Guernsey, a Hauteville House.
Il destinatario era il capitano inglese Butler, un ufficiale britannico che aveva partecipato alla spedizione anglo-francese in Cina e aveva chiesto a Hugo un parere “onorevole” sulla spedizione; la risposta dello scrittore fu una feroce condanna che divenne immediatamente celebre.
Questo è il testo.
Mi chiedete il mio parere, signore, sulla spedizione in Cina. Trovate questa spedizione onorevole e gloriosa, e siete tanto gentile da attribuire un certo valore al mio sentire; secondo voi, la spedizione in Cina, compiuta sotto la doppia bandiera della regina Vittoria e dell’imperatore Napoleone, è una gloria da dividere tra Francia e Inghilterra, e desiderate sapere quanta approvazione io creda di poter accordare a questa vittoria inglese e francese.
Poiché volete conoscere il mio parere, eccolo:
C’era, in un angolo del mondo, una meraviglia del mondo; questa meraviglia si chiamava il Palazzo d’Estate. L’arte ha due principi: l’Idea, che produce l’arte europea, e la Chimera, che produce l’arte orientale. Il Palazzo d’Estate era per l’arte della Chimera ciò che il Partenone è per l’arte ideale. Tutto ciò che l’immaginazione di un popolo quasi extraumano può generare era lì. Non era, come il Partenone, un’opera rara e unica; era una sorta di enorme modello della Chimera, se la Chimera può avere un modello.
Immaginate una qualche inesprimibile costruzione, qualcosa come un edificio lunare, e avrete il Palazzo d’Estate. Costruite un sogno con marmo, giada, bronzo, porcellana, intelatelo con legno di cedro, ricopritelo di pietre preziose, drappeggiatelo di seta, fatelo qui santuario, là harem, là cittadella, metteteci dei, metteteci mostri, verniciatelo, smaltatelo, doratelo, truccatelo, fate costruire da architetti che siano poeti i mille e un sogno delle mille e una notte, aggiungete giardini, bacini, zampilli d’acqua e di schiuma, cigni, ibis, pavoni, immaginate, in breve, una sorta di caverna abbagliante, frutto della fantasia umana, che assuma la forma di un tempio e di un palazzo: ecco che cosa era quel monumento. Per crearlo era stato necessario il lento lavoro di due generazioni. Questo edificio, che aveva le dimensioni di una città, era stato costruito nel corso dei secoli, per chi? per i popoli. Perché ciò che il tempo fa appartiene all’uomo. Artisti, poeti, filosofi conoscevano il Palazzo d’Estate; Voltaire ne parla. Si diceva: il Partenone in Grecia, le Piramidi in Egitto, il Colosseo a Roma, Notre-Dame a Parigi, il Palazzo d’Estate in Oriente. Se non lo si vedeva, lo si sognava. Era una sorta di terrificante capolavoro sconosciuto, intravisto in lontananza in non so quale crepuscolo indefinito, come una sagoma della civiltà asiatica all’orizzonte della civiltà europea.
Questa meraviglia è scomparsa.
Un giorno, due banditi sono entrati nel Palazzo d’Estate. Uno ha saccheggiato, l’altro ha incendiato. La vittoria può essere una ladra, a quanto pare. Una devastazione in grande del Palazzo d’Estate è stata fatta in compartecipazione tra i due vincitori. Il nome di Elgin*, che ha la fatale connotazione di richiamare alla mente il Partenone, è indissolubilmente legato a questa vicenda. Ciò che era stato fatto al Partenone, è stato fatto al Palazzo d’Estate, più completamente e meglio, in modo da non lasciare nulla. Tutti i tesori di tutte le nostre cattedrali messe insieme non eguaglierebbero questo splendido e formidabile museo d’Oriente. Conteneva non solo capolavori d’arte, ma anche un vero e proprio cumulo di oggetti in oro e argento. Grande impresa, buona occasione. Uno dei due vincitori ha riempito le proprie tasche; vedendo ciò, l’altro ha riempito i propri forzieri; e se ne sono tornati in Europa, a braccetto, ridendo. Questa è la storia dei due banditi.
Noi, Europei, siamo i civilizzati, e per noi, i Cinesi sono i barbari. Ecco ciò che la civiltà ha fatto alla barbarie.
Davanti alla storia, uno dei due banditi si chiamerà Francia, l’altro si chiamerà Inghilterra. Ma io protesto, e vi ringrazio di darmene l’occasione; i crimini di chi governa non sono colpa di chi è governato; i governi a volte sono banditi, i popoli mai.
L’Impero francese si è intascato metà di questa vittoria e ora esibisce, con una sorta di ingenuità da proprietario, gli splendidi oggetti d’arredamento del Palazzo d’Estate.
Spero che verrà un giorno in cui la Francia, liberata e purificata, restituirà questo bottino alla Cina depredata.
Nel frattempo, c’è un furto e due ladri, e io lo constato.
Tale, signore, è la mia approvazione per la spedizione in Cina.
La Cina ha scelto di non ricostruire lo Yuanmingyuan, preservandone invece le rovine come testimonianza storica della distruzione subita da parte delle potenze europee nel 1860, in modo da mantenere e coltivare la memoria del secolo dell’umiliazione, durato dalla prima guerra dell’oppio del 1839 fino alla liberazione e alla fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949.
In un angolo del giardino una statua preserva al contempo la memoria del grande poeta francese che si espresse così inequivocabilmente contro la distruzione di quella meraviglia. La statua di Victor Hugo, opera della scultrice francese Nacera Kainou, è stata installata il 16 ottobre 2010 in occasione del 150° anniversario della distruzione dello Yuanmingyuan. A sud del busto, un libro di pietra riporta brani della lettera al capitano Butler.
*Thomas Bruce, VII conte di Elgin (1766-1841), ambasciatore presso l’Impero Ottomano, rimosse e trasportò in Inghilterra gran parte delle sculture del Partenone di Atene (i “marmi di Elgin”) tra il 1801 e il 1812. Vendette la collezione al British Museum nel 1816 per 35.000 sterline.
James Bruce, VIII conte di Elgin (1811-1863), ministro plenipotenziario in Cina, il 18 ottobre 1860 ordinò la distruzione completa del Yuan Ming Yuan (o Vecchio Palazzo d’Estate). Le sue truppe saccheggiarono i tesori dei giardini imperiali e li portarono in Gran Bretagna.







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